August 28
Autointerrogazione, I
Domanda Ipotetica.
E se dovesse andar male?
Risposta Certa.
No. Il fallimento non è fatto che possa invalidare la promessa. Essa vale a prescindere da ogni eventuale fallimento o successo. O ancor meglio: essa ha valore in se stessa e si giustifica per se stessa: - dedicare tutta la vita alla filosofia -. Essa non ha nulla a che vedere con tali avvenimenti, ovvero: non può dipendere dalle circostanze fortuite, poiché se così fosse non avrebbe valore vitale in senso autentico - sarebbe, cioè, una promessa superficiale, non incisiva per la vita, non eternamente rinnovabile; e invece essa è, senza alcun dubbio, eternamente rinnovabile, nel senso letterale: ciò significa che non solo essa è rinnovabile in qualsiasi momento della vita, ma che il rinnovamento, ritualisticamente inteso, è del tutto accidentale, e si presenta come assolutamente superfluo: infatti la promessa autentica non ha bisogno di rinnovamento, poichè si rinnova da sè col semplice suo perdurare ogni istante; non scade mai nè s'affievolisce il suo valore, per così dire: in ogni attimo è ricolma della sua validità esattamente come lo era al momento della sua prima formulazione, la quale si presenta come salto - e, parimente, essa comporta una costante disponibilità alla chiamata: necessita sempre, cioè, della stessa apertura dell'Esserci - proprio in questo senso essa è autentica: porta con sè uno spaesamento e un'angoscia costanti, ed anche una costante estraniazione dal Si - in tal senso essa è il più grave fardello. Inoltre, ammettendo che il fallimento possa invalidarla, si presupporrebbe che essa abbia il suo fine fuor di lei - ma essa ha il suo fine in se stessa -, e ciò significa che il fine della promessa così come il mantenimento della promessa si configurano semplicemente col suo aver sempre valore. Il suo fine non può, perciò, essere il successo, nè nessun'altra cosa, qualunque essa sia; se così fosse, essa non potrebbe valere tutta la vita, bensì terminerebbe con l'avvenuta sua realizzazione; in tal caso si tratterebbe di una promessa inautentica, ove l'attuazione della promessa - che può presentarsi, ad esempio, con una formula o una stretta di mano - vale in quel momento determinato, e ha come scopo un mantenimento dalla configurazione determinabile che ha da accadere in un momento altrettanto determinabile, terminato il quale la promessa è invalidata. Ma la promessa autentica non mira ad alcuna realizzazione, tanto più che in essa è impossibile distinguere il debitore e il creditore. Essa non ha fine - più nello specifico: essa non ha affatto un fine, ma ha certamente una fine. E la fine, ovvero quel momento che ha il potere di invalidare la promessa autentica, si configura, propriamente, come l'esalazione dell'ultimo respiro.