Francesca's profileEssa sola, infatti, è fi...PhotosBlogLists Tools Help

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    October 26

    Jack 2000

     
     
     
     
     
     
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    October 18

    Una mano invisibile incombe minacciosa...

     
    AdamSmith
     
    Uno spettro s'aggira per l'Università - è lo spettro di Adam Smith.
    September 06

    In risposta alla domanda: La libertà ci rasserena o ci angoscia?! - Da un forum

     

    piuma

    "Io già ho accennato come la penso a riguardo... Comunque, tendenzialmente, sono portata a dare la seconda risposta. Anzi, non "tendenzialmente", diciamo che ne sono convinta: dopo un lungo periodo di panteismo razionalistico - spinozismo - direi che mi sono rinsavita, e ho affrontato questa questione con una nuova mentalità: mentre prima credevo che negare il libero arbitrio fosse la presa di posizione più ragionevole da farsi, in vista, oltretutto, della causalità che domina la natura - in fin dei conti, cosa ci dovrebbe far credere che l'animo umano faccia eccezione alle leggi dell'universo?... questo era, pressappoco, il mio ragionamento, così come lo era quello dell'Antica Stoà, del Descartes o dell'Ethica di Spinoza - col passar del tempo ho cambiato idea. In effetti, mi rendo conto solo adesso di quanto rifugiarsi in un ferreo determinismo non sia altro che una vile scappatoia per coloro che non riescono a prendersi sulle spalle il grave fardello della libertà.
    La libertà è - proprio così - un grave fardello. Accettarla implica essere disposti ad assumersi le proprie responsabilità nei confronti della propria vita. Accettarla significa essere consapevoli di essere perennemente sospesi fra la realizzazione suprema e l'annullamento totale, costantemente sul baratro dell'essere e del nulla, e oltretutto, significa anche sapere che nel peggiore dei casi non potremo imputare la causa della nostra fine a nessun altro se non a noi stessi. Il sentimento della libertà, o come direbbe Kierkegaard, del possibile, è senz'altro l'angoscia. Heidegger, e non a caso, in Essere e Tempo descrive l'angoscia come uno stato privilegiato dell'Esserci, in quanto in quel momento - o meglio, in quell'attimo - egli è nello stato di apertura dell'Essere, e ciò significa che si disvelano a lui le sue possibilità più autentiche, oltreché la sua essenza più propria, l'essere-per-la-morte. Angoscia significa anche, kierkegaardianamente, sapere che ogni cosa è in mano tua, ma che, non potendo nessun umano prevedere il futuro, ti aspettano dei bivi sulla tua strada, di fronte ai quali sarai obbligato a prendere decisioni pressoché cieche...e che nella vita sarai in ogni momento chiamato a scegliere una strada e abbandonare per sempre la possibilità dell'altra, senza sapere cosa lasci, senza sapere a cosa vai incontro, ma soprattutto, senza avere la possibilità di rendere reversibili le tue scelte.
    La convinzione che le scelte siano reversibili, peraltro, è l'atteggiamento inconscio con il quale la maggior parte delle persone affronta la vita. Considerare reversibili le proprie scelte effettivamente è molto comodo e confortevole, poiché toglie il peso di dover prendere decisioni definitive, autentiche e vitali. Pressappoco, essi la pensano in questo modo: io scelgo una strada, ma non perdo certo il mio tempo a pensarci troppo, né considero la questione tutta particolarmente impegnativa, poiché infatti io credo che in qualsiasi momento, per circostanze avverse, potrò sempre, eventualmente, tornare indietro e prendere l'altra. Questo porta ad affrontare le scelte con leggerezza...e ad affrontare la vita come se fossimo immortali, quando invece abbiamo a disposizione un tempo finito - una vita infinita, infatti, sarebbe l'unica vita nella quale, effettivamente, le scelte potrebbero considerarsi davvero reversibili, in quanto in un tempo infinito si possono compiere infinite scelte e prendere infinite strade, e dunque anche quelle che nella vita finita ci lasciamo, invece, alle spalle per sempre -. In effetti, è proprio questo il significato dell'essere-per-la-morte: esso presuppone una decisione anticipata riguardo alla morte, ovvero una presa di consapevolezza della propria finitudine, e porta parimente con sé l'estrema conseguenza di compiere le proprie scelte consapevolmente, sapendo, cioè, che non ci saranno date altre occasioni. La consapevolezza della morte porta senz'altro all'angoscia più sentita; ma l'angoscia è il luogo ideale della decisione, ed è per questo che libertà e angoscia sono inscindibili. O ancora: la convinzione della nostra - ipotetica - non libertà ci porta ad affrontare la vita come se essa fosse predestinata, cosicché siamo continuamente portati a pensare: io sono qui, ma non sono io ad averlo scelto: è stata la vita, il destino, la causalità della natura, o peggio: le dinamiche determinate che hanno influito dall'esterno sul mio agire. E quindi, in un certo qual modo difficile da spiegare a parole e che lascio quindi a voi intuire, la consapevolezza, o meglio, la convinzione della propria non libertà è altresì un modo per sentirsi perennemente giustificati, discolpati, e dunque, protetti, come fanciulli incapaci d'intendere e di volere a cui quindi sono permessi tutti gli errori...e che alla fine sono sempre scusati. Facilmente ci troviamo di fronte, parimente, delle persone che si lamentano della crudeltà della vita nei loro confronti; ahimè, si lamentano, è vero, e sono mesti e tristi... ma non hanno ancora il coraggio di ammettere che non è colpa del fato se si trovano in quella situazione, ma che sono in verità loro stessi i fautori del loro destino... Questo perché, in verità, la non libertà, o, se volete, la prigionia, è per loro nient'altro che una dolce medicina in grado di alleviare il peggior dolore. Si lamentano, ma la loro lagnanza è la lagnanza di colui che si sente una vittima, e dunque il loro dolore sarà sempre un dolore sopportabile, al contrario di quello procurato dal sentirsi autenticamente colpevoli. A questo punto si fa chiaro il fatto che la libertà è un peso, un terribile fardello, un qualche cosa che non può essere compreso, se non attraverso il sentimento dell'angoscia.
    Come dice Sartre, l'uomo ha la libertà ASSOLUTA - e qui lo dico e qui lo nego, questa è senz'altro un'affermazione azzardata, come fece notare Merleau-Ponty - ma questa è per lui - una vera condanna.
    Nonostante la mia stima per le riflessioni degli esistenzialisti, e in particolare di Sartre, io modificherei leggermente quell'asserzione - essa non mi convince pienamente - in quanto, vi invito a riflettere: in fin dei conti, e forse, ammetto, guardando alla questione in un'ottica un tantino idealistica, cosa conta nella nostra esistenza, cosa influisce su di lei, cosa ci preme davvero..? Quel che effettivamente è, oppure quel che noi siamo convinti che sia? Ebbene... Esiste forse qualcos'altro oltre a ciò che noi crediamo vero? E se ritenete che esista, sapreste forse dimostrarmelo...? Questa è una riflessione importante non solo in campo meramente gnoseologico, ma primariamente in campo esistenziale... Quel che davvero conta è ciò che noi crediamo della vita, al di là del fatto che la nostra convinzione sia fondata o meno... in quanto ritengo assai veritiera la massima nietzschiana "Non esistono fatti, ma solo interpretazioni di fatti"... Questo è ciò di cui sono convinta: in fin dei conti, o almeno, nell'ottica vitale, ciò che "oggettivamente" possa essere o meno vero ci è indifferente, soprattutto se indimostrabile... E senz'altro, la libertà è indimostrabile (vi rimembro ancora la terza antinomia kantiana). Dunque Sartre aveva ragione, tranne che su un punto, quando egli asseriva che siamo talmente condannati alla libertà da non essere liberi di rifiutarla... Infatti, io vedo bene che se qualcuno è convinto fermamente di non essere libero agirà di conseguenza - agirà da non libero, e quindi: lo diventerà. E a quel punto, cosa conta il fatto che egli lo sia davvero oppure no sul piano metafisico? La metafisica è tutta quanta indimostrabile.
    Perciò, ripeto, non me ne può importare di meno della dimostrazione oggettiva della libertà. La cosa non mi tange: poiché quel che conta è vivere "COME SE" si fosse davvero liberi. La libertà è necessario postularla, e non tanto per fini etici come volle Kant, ma prima ancora per motivi esistenziali, poiché quello è l'unico presupposto necessario per condurre un'esistenza autentica e non dominata dal Si riflessivo e dalla deiezione (Heidegger). E del resto, quand'anche i deterministi portassero in loro favore l'argomento della causalità della natura - come del resto fecero i razionalisti - bé, in verità, oggigiorno la loro posizione non avrebbe più basi teoriche. Anche quando siamo costretti ad ammettere il determinismo vigente nel mondo macroscopico, non lo siamo ormai più per il mondo microscopico. Il principio di indeterminazione e la teoria del caos mi danno ragione su questo punto.
    E se aveste ancora dei dubbi a riguardo, vorrei rimembrarvi Epicuro... cosa fece egli per spiegare la libertà? Introdusse il clinamen, ovvero la declinazione degli atomi, poiché egli riteneva - a ragione - che essa fosse sufficiente a spiegare la libertà. Scriveva Lucrezio nel De rerum natura, parlando appunto, del clinamen...

    Infine, se sempre ogni movimento è concatenato
    e sempre il nuovo nasce dal precedente con ordine certo,
    né i primi principi deviando producono qualche inizio
    di movimento che rompa i decreti del fato,
    sì che causa non segua causa da tempo infinito,
    donde proviene ai viventi sulla terra questa libera volontà,
    donde deriva, dico, questa volontà strappata ai fati,
    per cui procediamo dove il piacere guida ognuno di noi
    e parimenti deviamo i nostri movimenti, non in un tempo determinato,
    né in un determinato punto dello spazio, ma quando la mente di per sé ci ha spinti?
    Difatti senza dubbio in ognuno dà principio a tali azioni la sua propria
    volontà, e di qui i movimenti si diramano per le membra.

    Proprio così: la declinazione casuale e spontanea degli atomi porta senz'altro alla conclusione della libertà dell'agire, poiché se gli atomi non deviassero almeno un poco, tutto sarebbe determinato. Senz'altro Epicuro e il suo fedele ammiratore Lucrezio non avevano basi scientifiche per dimostrare il clinamen, ma semmai partivano dal presupposto della libertà e cercavano di darle una spiegazione. Quel che è certo, è che queste due cose, deviazione casuale di atomi e libertà d'agire, sono intimamente connesse... E dunque, non credete che se la scienza potesse dimostrare il clinamen, si dovrebbe credere che noi stessi siamo liberi e non determinati? Dovremmo senz'altro rispondere affermativamente...
    Ma allora, io vi chiedo, cos'è il principio di indeterminazione se non anch'esso un clinamen...?
    Come potrete voi stessi notare, ho fatto un salto quasi "tipico" e che la storia della filosofia conosce come le sue tasche, poiché con buone probabilità lo trova un molto simile a quello che divide Stoici da Epicurei, Razionalisti da Irrazionalisti, Antiumanisti da Umanisti, Hegeliani da Kierkegaardiani, Scientisti da Esistenzialisti...
    "

    September 01

    Il Letargo - Riflessioni mattutine

     

    Alba

    Questa lunga estate è stata per me come l'inverno - degli orsi...
    Caldo, torbido, riposo ristoratore... Ma cos'altro ho mai da cercare in questa tana buia...?
    E' sorto il mattino - è ora che vada a cercare nuovo miele per le mie fauci - là fuori!
    - Va', è tempo, ormai!
    - Per cosa - chiesi - è ormai tempo?
    E' giunta una nuova primavera in questa vita...

    Mi parlò così, un giorno, la vita: - perchè mai, figlia mia, porti un anello al collo?
    Per non dimenticarmi quel che so - della vita! - Le risposi. - Perchè io so... - e le sussurrai all'orecchio.
    - Come! - esclamò, - Tu, lo sai?! Nessuno lo sa!

    Questa lunga estate è stata per me come la crisalide - delle larve...
    Dolci nutrimenti, e lunga attesa... Ma cos'altro ho mai da cercare in questo guscio vuoto?
    E' sorto il mattino - è ora che voli via a cercar nuovo nettare per i miei colori - là fuori!
    - Va', è tempo ormai!
    - Per cosa - chiesi - è ormai tempo?
    E' giunta una nuova primavera in questa vita...





    August 28

    Autointerrogazione, I

     

    cartelli1


       Domanda Ipotetica.

    E se dovesse andar male?


       Risposta Certa.
    No. Il fallimento non è fatto che possa invalidare la promessa. Essa vale a prescindere da ogni eventuale fallimento o successo. O ancor meglio: essa ha valore in se stessa e si giustifica per se stessa: - dedicare tutta la vita alla filosofia -. Essa non ha nulla a che vedere con tali avvenimenti, ovvero: non può dipendere dalle circostanze fortuite, poiché se così fosse non avrebbe valore vitale in senso autentico - sarebbe, cioè, una promessa superficiale, non incisiva per la vita, non eternamente rinnovabile; e invece essa è, senza alcun dubbio, eternamente rinnovabile, nel senso letterale: ciò significa che non solo essa è rinnovabile in qualsiasi momento della vita, ma che il rinnovamento, ritualisticamente inteso, è del tutto accidentale, e si presenta come assolutamente superfluo: infatti la promessa autentica non ha bisogno di rinnovamento, poichè si rinnova da sè col semplice suo perdurare ogni istante; non scade mai nè s'affievolisce il suo valore, per così dire: in ogni attimo è ricolma della sua validità esattamente come lo era al momento della sua prima formulazione, la quale si presenta come salto - e, parimente, essa comporta una costante disponibilità alla chiamata: necessita sempre, cioè, della stessa apertura dell'Esserci - proprio in questo senso essa è autentica: porta con sè uno spaesamento e un'angoscia costanti, ed anche una costante estraniazione dal Si - in tal senso essa è il più grave fardello. Inoltre, ammettendo che il fallimento possa invalidarla, si presupporrebbe che essa abbia il suo fine fuor di lei - ma essa ha il suo fine in se stessa -, e ciò significa che il fine della promessa così come il mantenimento della promessa si configurano semplicemente col suo aver sempre valore. Il suo fine non può, perciò, essere il successo, nè nessun'altra cosa, qualunque essa sia; se così fosse, essa non potrebbe valere tutta la vita, bensì terminerebbe con l'avvenuta sua realizzazione; in tal caso si tratterebbe di una promessa inautentica, ove l'attuazione della promessa - che può presentarsi, ad esempio, con una formula o una stretta di mano - vale in quel momento determinato, e ha come scopo un mantenimento dalla configurazione determinabile che ha da accadere in un momento altrettanto determinabile, terminato il quale la promessa è invalidata. Ma la promessa autentica non mira ad alcuna realizzazione, tanto più che in essa è impossibile distinguere il debitore e il creditore. Essa non ha fine - più nello specifico: essa non ha affatto un fine, ma ha certamente una fine. E la fine, ovvero quel momento che ha il potere di invalidare la promessa autentica, si configura, propriamente, come l'esalazione dell'ultimo respiro.






    August 25

    ...Desidererei la lingua di Platone o di Jacobi

     

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    "
    ...Desidererei la lingua di Platone o di Jacobi, che gli fu spiritualmente affine, per poter distinguere l'essere assoluto, immutabile, da ogni esistenza condizionata, mutevole. Ma mi accorgo che anche questi uomini dovettero lottare con la loro lingua per parlare dell'immutabile, del sovrasensibile, - e penso che quell'assoluto in noi non possa esser catturato da nessuna semplice parola di una lingua umana e che solo l'intuizione, che ciascuno si è conquistato da sè, di quel che è intellettuale in noi possa venir in aiuto al lavoro imperfetto della nostra lingua.
    Intuizione che ciascuno si è conquistato da sè. L'incondizionato in noi è, infatti, offuscato dal condizionato, l'immutabile dal mutevole; e allora che fare, se speri che proprio il condizionato ti presenti l'incondizionato, e che la forma della mutevolezza e del cambiamento ti presenti la forma originaria del tuo essere - quella dell'eternità e dell'immutabilità? -
    Poichè con la tua conoscenza sei vincolato a oggetti, poichè la tua intuizione intellettuale è distrutta e la stessa esistenza è per te determinata nel tempo, anche ciò per mezzo di cui sei giunto all'esistenza, in cui vivi e senti, pensi e conosci, sarà per te, alla fine del tuo sapere, un semplice oggetto di fede - qualcosa che è diverso da te stesso e che tu, essere finito, ti sforzi all'infinito di esporre in te stesso, ma che tuttavia non troverai mai realmente in te - l'inizio e la fine del tuo sapere come il medesimo - là intuizione, qui fede!"

    Friedrich Schelling, Dell'Io come principio della filosofia, maggio 1795



    August 24

    Avanti Valchirie!

     

    Arbo-Valchiria-2


    Camminavo in tempi remoti fieramente
    sotto lo sguardo di Athena Signora,
    e non m'accorgevo di voi!
    Non ebbi occhi che per l'Oriente,
    mi dirigevo verso l'aurora,
    non mi curavo di voi!

    Poi caddi, impastandomi il viso
    nel fango più nero che c'è.
    Non vidi più nulla: sentivo: un riso?
    Ridevate, allocche, di me!

    Ma liberatomi ch'ebbi lo sguardo
    dalla putrida melma, volsi di nuovo
    l'occhio ad Oriente! Avanti Valchirie!
    Per terra mi volle il destino beffardo!
    Ma può il fuoco ardente di rovo
    esser estinto dal Fato? Ingiurie!

    Ridevano ancora ed ero già eretta,
    ero già in piedi e ghignavano ancora,
    ma io di lor voce non odo più nulla!
    Vado, testarda, verso la vetta
    ascoltando soltanto l'aurora!
    Trombe trionfanti! E canti di culla!

    A terra mi videro, e in cuor loro
    godevano come delle maiale
    sputando da dietro i cantoni...
    Avrei forse potuto dir loro
    che mai si sarebbero fatte del male
    avanzando -o retrocedendo?- a gattoni?



    July 03

    Consigli inconcludenti ad un amico

     
    angoscia
     
    Amico, se mi vorrai dare la tua attenzione vorrei raccontarti la mia esperienza, anche perchè, oltre a quella, non conosco nient'altro. E non posso pretendere di dare consigli sulla tua esistenza nel mondo senza poter passare per la mia.

    Comincierò col dirti che non sono pensieri sparsi questi, nè nati sul momento, ma frutto di un percorso che ha preso corpo da tempo, da tanto tempo: talmente tanto che tendo a confonderlo con la mia stessa vita.

    Perdonami se, parlandone, generalizzerò: sappi che quando dirò gli umani, o gli uomini, questi giudizi hanno valore certo solo se riferiti a me.

    Per quel che riguarda la mia esperienza, quindi, gli umani attraversano un periodo della vita dove, sebbene l'ignoranza e la cecità sul mondo tengono ottenebrate le loro facoltà, essi possono definirsi saggi. Non cercano spiegazioni per la vita, essa è, ed è una meraviglia estasiante in ogni momento. Io ricordo quei momenti come i più felici di tutta la mia vita: avevo un potere sovrumano, che era quello di saper autocreare me stessa in ogni momento diversa e in forme sempre nuove, fuori da ogni schema di logica continuità, senza nessuna apparente necessità: potevo diventare tutto ciò che volevo essere semplicemente schiocchando le dita: quella è la fase dell'esistenza in cui tutto il mondo si riduce al tuo campo visivo, e quel che vedi con gli occhi pare creta per la tua immaginazione. E' l'infanzia, passata la quale non esiste più alcun modo per riconquistare quella potenza.

    L'infanzia ha un difetto enorme: è incorrotta. E' come un vaso di fine ceramica cinese: ha su di sè disegni meravigliosi, ma basta poco per romperlo.

    Non so delinearti il momento in cui s'è perso quel mondo. E' stato come un cammino in salita: i dolori erano piccoli, piccole morti, da cui rinascevo come una fenice dalle ceneri, ma ogni volta, mai uguale a prima. Un movimento progressivo, di angosciose rivelazioni.
     
    ... continuo?

    June 29

    Straniero

     
    foggy
     
    In procinto di partire, all'inizio del viaggio,
    niente pare più impetuoso
    e più simile a un miraggio,
    dello sguardo meschino e ombroso
    e del quieto dire, dell'aria assente
    di chi ha già visto il vero;
    niente pare più vivente
    del viandante straniero.
     
    Straniero,
    In te risiede intimo ciò che ogni epoca
    di migliore agli uomini seppe offrire,
    e mi riveli già ora il disegno del mio viaggio
    prim'ancora di partire.
     
    In ogni guisa in te ripeti
    l'universale passare,
    coincidendo lui
    col tuo esser singolare:
     
    ... e nell'ammaliante tua umanità
    germina l'astrazione degli avi
    che cavalcarono fra le spume trasparenti,
    della luce lontana riflettenti
    che fecero propria,
    quella luce chiara degli albori
    che nei tuoi occhi riproponi,
    in modo tanto intenso!
    che mi dai la prova
    che non nell'immenso
    ma in un'iride
    il sublime si ritrova.
     
    Ma non soltanto quel che fu,
    bensì anche il futuro s'esplica fra le fini pieghe della tua lirica voce;
    e a quel che in te è già fiorito io tendo con sospiri, o straniero.
    E quei mondi mai esplorati di cui l'esistenza testimoni,
    io li immagino ricolmi di palpitanti passioni,
    riproducendo in me il sogno di un vago destino;
    ...e s'è vero che il Fine in un luogo immobile risiede,
    allora io inseguo il tuo identico cammino
    con identica fede,
    o straniero.
     
    E quelle lievi spume marine un tempo sorvolate
    da grandi ingegni ad ali dispiegate,
    si tramutano nell'essenza tua musicalmente,
    e nel tuo spirito vivente,
    seppur come impetuose onde sibilanti
    fra gl'irti scogli neri della sera infrangenti
    ...rivelando al contemplante terreno
    l'immane potenza,
    o la dolce violenza
    dell'afflato del pensiero,
    o straniero.
     
     
     
    June 17

    Il mondo FUORI!

     

    munch_madonna

     

    Rotola!

    Rotola l’anima

    nel fango dei pensieri angosciosi

    di morte

    e disfatta;

    Rotola

    l’anima quatta

    in mondi penosi

    dal covo di vermi,

    chiusa la mummia,

    sconquassa

    e bestemmia.

    «Ciarlatana!

    Trafficante

    di falsi miti!

    Puttana!»

    E ignora

    gli inviti,

    muore lontana.

    Rotola

    fra romantici cori,

    forza

    di mille tori

    ruggisce

    l’anima stanca

    e perisce

    di cotanta chiusura,

    grida!

    Tra le quattro mura

    prigioniera,

    l’anima fiera

    de’ suoi spasmi,

    incompresa

    dai suoi fantasmi;

    in questa razza

    di tomba!

    E’ pazza!

    In vita e in morte

    sprofonda

    e rotola, ancora,

    illesa;

    gioisce sorpresa,

    de’ le sue pene

    trionfanti,

    fra lirici canti,

    sogni infranti

    e glorie irrisorie

    essa muore

    fra scorie,

    muore

    per far sì

    che viva

    il mio respiro;

    l’ammiro

    pe’i suoi sforzi.

    Rotola

    E grida di rabbia

    e di noia,

    realizza

    che Minerva

    è la troia

    più grande;

    mi cospargo

    di soia

    puntando il dito

    in un diabolico

    rito,

    ai mondi lontani;

    e ritorno

    a’ miei pantani

    di morte.

    Ballano a corte

    i sommi poeti

    e i metafisici

    illuminati,

    gli artisti tarchiati,

    i tronfi critici

    spietati;

    ballano

    fra l’arme

    e gli amori,

    fra le sbarre

    e sui troni,

    ballano

    nel sole

    e nei tuoni;

    che Iddio

    mi perdoni;

    ma fra meningi

    e fra cuori,

    fra geni

    e ciarloni,

    non sento

    le grida

    che intoni,

    io mi lascio

    il mondo

    FUORI!

     
     
    June 15

    Estratto [...]

     
    scrivere
     

    « E’ ormai chiaro che i filosofi qui esposti non sono semplicemente stati scelti in virtù delle loro reciproche somiglianze, o per il complessivo sviluppo dei loro caratteri comuni; bensì questi sono quei filosofi che, chi per un aspetto particolare, chi per un altro, chi per il loro complessivo pensiero, hanno non soltanto cambiato il mio modo di pensare e le mie prospettive future – che già questo non è poco – ma essi hanno anche espresso, in modo magistrale, quel che io avevo riconosciuto personalmente, seppur in maniera ingenua, ancor prima di avviarmi al loro studio, come verità.

    Si ha generalmente la convinzione che la verità per eccellenza debba essere oggettiva, unica.

    Ma ogni qual volta un individuo si accinga alla ricerca della verità, egli nella sua ricerca mette se stesso; la scelta fra un pensiero e un altro, fra una concezione del mondo e un’altra, non può essere in nessun modo, per l’individuo che si trova di fronte a lei, una scelta di tipo formale, né tanto meno intellettualistica. Anzi; nel momento stesso che egli pretendesse di elevare una verità a verità universale e oggettiva, egli perderebbe il senso stesso della verità.

    La scelta di una verità non può che avere carattere totalizzante per l’individuo; essa va inesorabilmente a invadere la sua esistenza; e poiché nessun uomo può ergersi al di sopra della sua esistenza, allora la verità può aver valore solo se essa è una verità per lui, come diceva Kierkegaard.

    La ricerca di una verità oggettiva, soprattutto quando per trovarla si oltrepassano le porte della metafisica, è del tutto inutile. Innanzitutto essa non ha nessuno scopo pratico, è fine a se stessa, come del resto anche l’arte, così come tutte quelle cose per cui valga davvero la pena di perder tempo.

    Ma non solo; essa è anche del tutto inadeguata a trovare una verità. Infatti qualsiasi verità metafisica rimarrà indimostrabile, in virtù della stessa definizione di metafisica, e, al di là di ogni possibile sviluppo dello scibile umano, essa rimarrà legata e incatenata alle sue antinomie.

    Viene dunque da chiedersi a cosa serva cercare una verità, se essa è palesemente impossibile da trovare. Viene da chiedersi a che scopo continuare a cercare un perché che spieghi la natura delle cose, e non piuttosto limitarsi ad osservare il come, che è invece sotto ai nostri occhi.

    Purtroppo gli esseri umani hanno questo difetto, che è al tempo stesso il loro più grande pregio; essi non possono accontentarsi del come; non possono sedersi tranquillamente ad osservare il mondo passivamente senza porsi domande. La metafisica rimarrà probabilmente, per sempre, solo un sogno dei visionari che non riescono a limitarsi a vivere senza incamminarsi in una strada senza sbocchi; essa, probabilmente, continuerà ad essere accantonata in un angolo dal resto del sapere umano come se fosse un’appestata. Ma, nonostante ciò, io ho la ferma convinzione che essa sia quanto di più sublime la natura umana abbia mai prodotto, per quanto essa sia l’esemplificazione stessa della sua superbia – o la presunzione di chi avesse la pretesa di porsi obiettivi che la sua stessa natura gli impedisce si raggiungere – probabilmente, l’umano non sarebbe altrettanto umano se evitasse di perdersi nell’inutilità di questa ricerca improduttiva.

    La metafisica non può portare l’uomo alla verità; ma è proprio in virtù del mistero che essa è in grado di suscitare che l’uomo non può fare a meno di essa, né tantomeno può impedirsi di dedicare la sua intera esistenza ad inseguirla. Come scrisse Karl Jaspers, “l’essenza della filosofia sta infatti non nel possesso della verità, ma nella sua ricerca.”

    E questa tesina, oltre all’esposizione del pensiero di questi quattro autori, aveva come scopo principale quello di riuscire a dimostrare proprio questo: ovvero, che l’essere umano non è fatto per trovare la verità; ma che è sua più nobile espressione cercarla. »

     

    [cit. F.L.,Uno Essere et una Radice, Conclusione, p.48]

     

    Pater mii

     
    200px-PallasGiustiniani
     
    Pater dell'eroico furor mio
    da lunge ormai nel cor invoco
    la sì vaga speme d'aver ora io
    la fioca immago tua in loco;
    ma chi ci ode è il nostr'Iddio
    soltanto, e quest'è poco
    Pater mii.
     
    Pater dell'amaro mio rimpianto
    puoi confidar nel voto mio che l'era
    sorgerà in cui sarò tuo vanto,
    or che la pena mia è più vera
    che mi resta sol Minerva accanto;
    ma non t'emula, per quando fiera,
    Pater mii.
     
    Pater mii feci io il voto
    di un dì tornar all'ideal nido;
    vedrai che non è vuoto
    il canto mio ch'è un grido,
    Pater mii.
     
    June 14

    Ho finito la tesina.

     
    Russell-2
     
    Mi sento come Bertrand Russell dopo Principia Mathematica.
    Sì sì. Uguale.
    June 03

    La comare in lutto

     
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    Segui la lezione,
    stai su, bella dritta,
    non stare col mugone
    silenziosa e zitta.
    Esco, a ricreazione,
    sul tabacco c'è una scritta:
    Hope.
     
    La maturità è come un frutto
    d'estate,
    non gridate,
    non disturbate
    la comare in lutto.
    Hope.
     
    Dicono sia l'ultima cosa che muore,
    dicono che senza di lei sei perduto,
    dicono sia segno di divino amore.
    Io ci avrei anche creduto,
    se ci fosse spazio per lei nel mio cuore.
    Hope.
     
    Non esultate
    di quel che c'è di più brutto,
    non tormentate
    questo cuore asciutto,
    non svegliate
    la comare in lutto.
    Hope.
     
    June 01

    Idillio

     
    Nature_1
     
    Non spero in tanto: seguo solo, servilmente, con una fiducia cieca pari a quella d'un cagnaccio al guinzaglio del padrone, quel che della natura umana trovo di mirabile e sublime, e quel che di grande ne consegue in ogni angolo del mondo.
    Vivo delle tracce che certe anime grandiose hanno lasciato, in tempi remoti, sui prati celesti dello spirito: tutto questo ormai m'ha in pugno, senza possibilità di redenzione alcuna. E cerco, temeraria, di ripetere in me stessa le identiche sensazioni di quelle nobili menti, per farle rivivere, per far sì che risorga l'immenso, in questo mondo in cui ogni cosa sembra andar perduta; e vibro, come le corde di un violino, suggestionata dal mistero di questi uomini, la cui immagine, seppur affievolita, risplende di etereo candore: tutto mi sa dire: tutto, ma par voler smentire la loro natura umana e affermar quella divina.
    Non spero in tanto: non d'esser regina, ma ancella, di tutto questo ben di Dio!
    May 28

    5° fase, Il delirio: the CLOCK, -2

     
    tretewqrew
     
    "...Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia.
    Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti.
    Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo la mattina, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo.
    Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti.
    Ma tra le mie braccia era sempre Lolita..."
     
    (Vladimir Nabokov, Lolita)
    May 25

    4° fase, La rassegnazione: The CLOCK, -5

     
    Orologio_pendolo_Biedermaier
     
    Gli umani potranno sempre contare sul futuro. Il futuro è l'unico periodo della vita che non potrà mai, in nessun caso, deluderti: esso è lì, sempre lì,  rimane per sempre, mai viene corrotto, mai può morire.
    E' un bene che gli umani si rendano sempre conto che, dopo ogni momento, qualunque sia, esiste un futuro: il futuro, sconosciuto, malleabile, rende il presente sopportabile, e riesce a dare un senso a tutto il resto, che senso non ha, che viene e che va.
    Il passato è sempre un periodo buio; il presente non ha mai ragion d'essere; il futuro è tutto che abbiamo.
     
    Ma il futuro, allo stesso tempo, vien sempre sorpassato: l'ora di oggi è stato un tempo il desiderio di un passato insensato: il passato è stato la speranza in un remoto vissuto; e col senno di poi, niente quel futuro ha portato di quel che ogni umano aveva sperato.
     
    Il futuro non è idilliaco come me l'aspettavo.
    Il futuro è fatto, come il passato, di fasi alternate, ripetitive, circolari, infinite; prive di senso finchè sono presenti, e fioche, torbide, quando sono state vissute.
     
    La tua vita è la sfera riflettente che tieni fra le mani: sei tu, proprio tu, l'imperatore del tuo universo, solo grazie a te esso esiste e non cade nel vuoto: sei tu il centro del tuo Universo, sei tu stesso quell'Universo.
    Ma tu non sei niente: non hai nè sede nè forma, nè spazio nè tempo, nè causa nè scopo: se sei tu il centro dell'Universo, allora l'Universo è onnicentrico, indeterminabile, vuoto, caotico, mi chiedo, a questo punto, se esista davvero, oppure no.
    Tu non hai senso; e dunque niente ha senso.
     
    Ogni vita è un alternarsi di fasi; ogni fase contiene un errore, e da nessun errore, nella vita, è possibile ricavare un insegnamento.
     
    Non si guadagna mai nulla dalla vita; nè si perde; ma ogni cosa ti consuma lentamente, ogni cosa muore, e ti lancina, ti strazia la tua vita: non puoi non viverla nè aspettarti altro di meglio, e dunque, consumandoti, aspetti.
     
    L'illusione di un destino, intanto, è grande, ma quasi mai di consolazione.
    Anche l'illusione ha le sue fasi. Essa è sogno, poi realtà, poi sogno, poi realtà: e in nessun momento è quella vera.
    Vorrei potervi dire che non può morire la speranza di poter trovare un senso, un movimento, una causa, uno scopo, un punto fisso, una stella polare all'interno del vostro personale Universo.
    Ma per adesso, tutto fa pensare al caos, per adesso nient'altro posso dire se non che la vita...
    che la vita...

    La vita è un continuo oscillare
    tra dolore
                      e noia
    dolore 
                      e noia
    dolore
                      e noia
    dolore
                      e noia
    ...
                     ...
    It's the Clock
                     Tic  
    Toc
                     Tic
    Toc
                     Tic
    Toc
                     Tic
    Toc
                     ...    
    May 21

    3° fase, L'implorazione: The CLOCK, -6

     
    tempo
     
    Ancora una volta
    e non di più;
    Una sola,
    non una di più.
    May 19

    2° fase, La rabbia: The CLOCK, -7

     
    shanghai_home-clock-ikea
     
    It's the Clock
    Tic Toc
     
    E' inconcepibile! 
    Non sopporto
    la vista
    di alcun essere
    vivente!
     
    It's the Clock
    Tic Toc
     
    E' inammissibile! 
    Mi rifiuto
    di accettare
    tutto questo!
     
    It's the Clock
    Tic Toc
     
    E' inaccettabile! 
    Se devi morire
    anch'io allora
    morirò!
     
    It's the Clock
    Tic Toc
     
    E' impensabile! 
    Se io dovrò cadere
    tutto il mondo
    cadrà con me!
     
    It's the Clock
    Tic Toc
     
    E' insopportabile! 
    Voglio la tua testa
    su un piatto
    d'argento!
     
    It's the Clock
    Tic Toc
     
    E' inevitabile! 
    Niente potrà
    placare
    la mia rabbia!
     
    It's the Clock
    Tic Toc
     
    E' intollerabile! 
    Odio il mondo!
    Odio
    dover andare a fondo!
     
    It's the Clock
    Tic Toc
     
    Tempo smetti di passare

    Tic Toc

    O te ne pentirai!

    It's the Clock

    Me la pagherai!
     
    Tic Toc
     
    Tic Toc
     
    Tic Toc
     
    ...ma quando tornerai...?
     
    Tic toc
     
    It's the Clock
     
    Tic Toc
    May 18

    1° fase, La perdizione: The CLOCK, -8

     
    lombra_del_tempo_1
     
    Lascierò tutti i miei figli ad un futuro incerto
    Non rinnegherò quel tempo in cui t'ho incontrato
    Piangerò con discrezione senza dar nell'occhio
    Dormirò come se fossi morta

    Odi
    et Amo
     
    Ma se il tempo non si può fermare,
    - No,-
    Se indietro non si può tornare,
    - No, -
    Cosa potrei ancora sperare?
     
    Pregherò affinchè tu possa avere tutto ciò che vuoi
    Soldi, macchine, una donna al giorno
    e la possibilità
    di avere tutto e subito
    senza aver bisogno di essere mai perdonato

    Odi
    et Amo
     
    Se è vero che ogni momento,
    - Se è vero che il tempo -,
    Si schiara, s'espande,
    Rimane per sempre,
    Se è vero che un gesto
    Esiste eternamente,
    Allora, - Anche questo dolore
    Ha avuto inizio
    Da sempre,
    La tua morte
    E' già scritta
    al presente -,
    Allora, ricorderò quello che è stato
    Ma non sarò presente
    Quando il tempo ti restituirà
    Quel che m'hai dato.
     
    Hai scritto tu le pagine più intense di tutto il mio destino,
    Troverò la tua firma in ogni futuro evento,
    E le tue impronte sul sentiero che ho di fronte.
     
    Ma quel che è più tremendo
    E' che non potrò sopportare
    Di non rivederti
    Nè troverò la voce
    Per ringraziarti
    E non potrò mai più nemmeno odiarti
    Dopo averti detto addio
    Odi
    et Amo